mercoledì 4 febbraio 2015

Wedding photographer: Vanessa Illi

Avrete notato che in questo periodo latito un po' ma sono un po' sottosopra e come me, per ovvia conseguenza, lo è il blog. Io cambio e lui cambia con me. Vi capiterà ogni tanto di arrivare qui e trovare qualcosa di nuovo o un pochino diverso nella forma e nei contenuti. Alcune rubriche sono state temporaneamente sospese, altre mandate direttamente in pensione. Altre invece tornano per restare, come il nostro appuntamento con i wedding photographers che oggi ci porta alla scoperta di un altro talento rigorosamente italiano: Vanessa Illi. Ora mettetevi comode e venite con me a conoscere Vanessa e la sua storia.



Che cos’è per te la fotografia? 
Per me la fotografia è croce e delizia, qualcosa di cui difficilmente riesco a parlare. Essendo un lavoro, porta con sé gioia e dolori, ma mi ritengo estremamente fortunata e caparbia e orgogliosa quanto basta per dire che la fotografia attualmente è il mio unico lavoro ed è stata una scelta e non un ripiego. Ho impiegato un bel po’ di tempo per arrivare sulla strada che sto percorrendo, dove la fotografia scandisce ogni mio passo ed ogni mio pensiero. Sono occorsi anni, passando per vie traverse, in luoghi a me sconosciuti, esperienze diverse e lontane da quella che è la fotografia. Ora posso dire, che la fotografia mi riempie di gioia, in tutti i suoi molteplici aspetti e a volte mi fa anche tanto arrabbiare, come gli affetti: tanto più li ami, tanto più è facile rimanerne talvolta delusi.


Quali sono gli elementi che caratterizzano il tuo stile? 
Parlare del mio stile mi mette in imbarazzo. Credo che mi elevi ad un livello troppo alto, nel quale non mi sento a mio agio. Mi fa sentire qualcuno di importante e darmi un tono mi resta troppo difficile, visto che prima di tutto sono una mamma. Questo lavoro, meglio di qualsiasi altro pur con tutte le difficoltà del caso, mi ha permesso di vivere con più serenità la mia quotidianità accanto alla mia famiglia, facendomi sentire appagata e viva. Passando da un lavoro dipendente ad una libera professione le difficoltà sono state molte, ma molti di più i vantaggi e fin quando i pro vinceranno sui contro io continuerò per questa strada. Ritornando allo stile, quello che posso dire è che cerco e lavoro ogni giorno per far sì che i miei scatti portino con loro un qualcosa che li faccia distinguere, almeno un po’, ma soprattutto che facciano affiorare in superficie, le sensazioni e le percezioni che vivo per arrivare a quel tipo di scatto. La fotografia ci aiuta a falsare bene la realtà, ancor di più oggi grazie alla tecnologia. E come disse Diane Arbus "Una fotografia è un segreto intorno a un segreto: più rivela e meno lascia capire". A volte cerco di rivelare e di far capire ciò che mi piacerebbe che fosse, senza badare a ciò che realmente è.



Come sei arrivata alla fotografia di matrimonio e cosa ami di più di questo tipo di fotografia.
La strada fu lunga e tortuosa. Lasciando in dietro tutta la parte poetica, del nonno fotografo, amicizie di fotografi più o meno noti, che iniziarono con me fin da piccoli ad armeggiare nelle "camere oscure” più o meno rudimentali che avevamo in casa, passo all’episodio che fu la chiave di svolta. L’estate della mia seconda maternità, nel 2010, sono entrata in crisi lavorativamente parlando. Ai tempi anche all’interno dell’azienda per la quale lavoravo, mi occupavo più o meno anche di fotografia. Scattavo spesso a casa, scattavo per gli amici, scattavo per me e sempre di più il lavoro che sarei dovuta tornare a fare mi stava stretto. Mi guardai intorno. Girando in rete fui folgorata da una fotografa che ammiravo e ammiro. Le scrissi e mi invitò da lei! Esordì dicendomi: "sarò breve" ma finì per tenermi ostaggio in un torrido pomeriggio estivo per bene 4 ore, parlandomi di tutti i lati negativi di questo lavoro. Alla fine concluse dicendomi: “se ancora, dopo la descrizione del quadro clinico generico abbastanza critico, sei ancora determinata, per questa stagione puoi farmi da second shooter”. E fu così che conobbi Cinzia Bruschini. Fu precisa e “concisa” nel dirmi tutto quanto riguardasse la fotografia da matrimonio e i suoi retroscena. Non sapevo ancora dove andare ma andai. 


Cosa amo? Amo il contatto con le emozioni e avere un posto privilegiato per vivere quello che più amo: gli inizi. Ogni giorno è come ricominciare, avere sempre cose nuove da vedere, sguardi da incrociare e da raccontare, momenti, che grazie alla fotografia possono raggiungere l’eternità come disse un tale Henri Cartier-Bresson.


Quali sono per te le caratteristiche che deve avere un buon fotografo di matrimoni? 
Un buon fotografo di matrimonio, come i fotografi in generale, deve avere qualcosa da raccontare. 


Un consiglio che ti senti di dare ai futuri sposi che si trovano alle prese con la scelta del fotografo  
E’ difficile dare un consiglio alle coppie di sposi, senza cadere nella banalità. Credo, e mi capita sempre più spesso fortunatamente, di avere a che fare con coppie intelligenti, che non hanno assolutamente bisogno di nessun consiglio, che riescono a dare il giusto peso a tutto quello che fa di un fotografo un vero fotografo. Perché il fotografo, almeno per quanto mi riguarda, non è soltanto la sua fotografia, ma è anche tutto ciò che lo rappresenta. La componente umana, la professionalità con la quale gestisce il proprio lavoro, oltre che la formazione e la continua dedizione sono aspetti importanti che nessuna coppia dovrebbe sottovalutare, nella scelta.



Info: www.vanessaillie.it/wedding/

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